LA CROAZIA SOTTO IL CONTROLLO DEL SERVIZIO SEGRETO TEDESCO
1) SOTTOMISSIONE ASSOLUTA
Intervista ad Antun Duhacek, capo dei servizi segreti di Tito
di JUERGEN ELSAESSER - dal giornale KONKRET, novembre 2002
2) IL CASO PERKOVIC
La Germania impone alla Croazia "europea" l'estradizione dell' ex agente segreto e padre dell'attuale consigliere per la sicurezza del Presidente. Perkovic è accusato dai tedeschi di aver fatto eliminare nel 1983 un croato passato al servizio dei tedeschi...
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Um den originellen Text zu lesen:
TOTALE UNTERORDNUNG
Interview mit Antun Duhacek, dem Geheimdienstchef von Tito
Interview: JUERGEN ELSAESSER - in: KONKRET, November 2002
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/2116
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SOTTOMISSIONE
ASSOLUTA
Intervista ad Antun Duhacek, capo dei servizi segreti di Tito
JUERGEN ELSAESSER
Dal giornale KONKRET, novembre 2002
(trad. di M. Jovanovic Pisani per CNJ-onlus)
"Lei ha distrutto la Jugoslavia!", ha detto il presidente croato
Stipe Mesic, all'inizio di ottobre, rivolgendosi a Milosevic dinanzi al
Tribunale ONU dell'Aia. In questa maniera Mesic ha cercato di deviare
l'attenzione dalle colpe proprie e da quelle dei burattinai tedeschi: è
l'opinione di Antun Duhacek, suo connazionale, che sotto Tito era il capo dei
servizi segreti jugoslavi.
Elsässer: Il ruolo della Germania nella distruzione della
Jugoslavia all'inizio degli anni Novanta è stato rilevante, innanzitutto per
quanto riguarda il riconoscimento diplomatico delle repubbliche secessioniste
di Croazia e Slovenia, attuato contro la stessa posizione dei partner della
NATO. Quali informazioni hanno i servizi segreti sui dettagli?
Duhacek: La posizione della Germania fu sostenuta dall'Italia,
dall'Austria e dal Vaticano. Il BND [servizi segreti tedeschi, ndT] coordinò il
sostegno ai secessionisti e, alla fine degli anni Ottanta, prese la guida
operativa diretta dei servizi segreti croati all'estero - che "de jure"
erano ancora parte dell'intelligence jugoslava UDBA, tuttavia "de
facto" erano fuori dal controllo di Belgrado già dall'inizio degli anni
Settanta. In occasione di un incontro personale tra il ministro degli Esteri
federale Genscher ed il capo dei servizi segreti croati Josip Manolic, nel
febbraio 1990, alla vigilia delle elezioni in Croazia - che allora apparteneva
ancora alla Jugoslavia - Genscher ha promesso 800 milioni di marchi tedeschi.
Manolic voleva avere in mano subito il denaro, il futuro presidente Franjo
Tudjman ed il suo allora stretto collaboratore Stipe Mesic attesero con
apprensione. Infine, i soldi fluirono solo poco dopo le elezioni nel marzo del
1990. Persone dei servizi segreti tedeschi consegnarono gli 800 milioni di
marchi a Zagabria, in contanti.
Elsaesser: Dev'essere stata una valigia abbastanza pesante...
Duhacek: I tedeschi hanno ottenuto in cambio un compenso. Manolic è
pervenuto a febbraio del 1990 con il BND ad un ampio accordo segreto. Esso in
sostanza consisteva in tre punti:
1. Collaborazione tra il servizio segreto croato controllato da lui ed il
BND che procederà sia contro la Jugoslavia che contro la Serbia.
2. Il BND mette a disposizione dei suoi collaboratori croati tutti i risultati
militari che esso e il suo servizio amico della Nato raccolgono nella e sulla
Jugoslavia, per esempio sulla situazione nell’Esercito Jugoslavo, il movimento
delle sue truppe ecc. Questo sarebbe stato per Zagabria un grande vantaggio
alla vigilia del conflitto militare che poco dopo comincerà.
3. Manolic mette una parte dei suoi informatori e collaboratori informali, per
esempio a Belgrado, direttamente sotto il BND.
Elsaesser: Erich Schmidt-Eenboom nel suo libro Der
Schattenkrieger [Il combattente nell'ombra] sulle attività del BND
sotto Klaus Kinkel, in molti punti si riferisce a Lei. Egli però dice che già
„poco prima della morte di Tito“ a Zagabria „tutte le decisioni su questioni
strategiche erano prese solo in accordo con i referenti BND e rappresentanti
ustascia.“ Questo succedeva all’inizio degli anni Ottanta.
Duhacek: Si trattava di stretti contatti, ma dovevano svolgersi
allora in modo nascosto. La fase calda comincia solo alla fine degli anni
Ottanta, quando dall’apparato, costruito in segreto da Manolic e dal
suo“tutore” Ivan Krajacic, nasce il servizio segreto del nuovo Stato croato. Da
circa maggio del 1990 funziona questo servizio segreto come un’appendice del
BND. La parte tedesca ha preteso una totale sottomissione delle prestazioni del
servizio croato e l’ha ottenuta. Per esempio, i tedeschi decidevano quali
emigranti croati dovevano avere i passaporti. Come è noto, dopo il 1945 tanti
attivisti del movimento fascista degli ustascia hanno dovuto lasciare il paese
e vivere sparpagliati per tutto il mondo. Il BND ha stabilito nel 1990 quali,
in questo quadro estremista, potessero essere muniti di passaporti per poter
tornare. Questi reduci si sono poi inseriti nel governo del nuovo Stato croato
pagando - 300.000 marchi tedeschi circa costava il posto di un impiegato
ministeriale. Il presidente Tudjman ha contato molto su questa gente.
Elsaesser: I legami stretti di Tudjman con il BND da una parte e con vecchi fascisti ustascia dall’altra parte si palesano nella persona di Ernest Bauer. Jugoslavo di origine “volksdeutsch” [termine per indicare la minoranza di origine tedesca in Jugoslavia; durante la Seconda Guerra Mondiale dalle loro file si formarono molte unità schierate al fianco di Hitler; ndT], Bauer durante la Seconda Guerra Mondiale era stato colonnello del servizio segreto ustascia UNS, fu poi assunto dal capo del BND Reinhard Gehlen per il quale riattivò la sua rete di agenti a Zagabria, che guidò fino agli anni Novanta. Quando nel 1990 Tudjman fonda il suo partito nazionalista croato HDZ, con il quale avrebbe governato lo Stato secessionista per quasi tutti gli anni Novanta, nel corso dei quattro giorni del congresso fondativo risiede presso Bauer. Dopo essere diventato presidente, Tudjman pone il vecchio uomo dei servizi segreti come suo incaricato speciale presso l'Ufficio stampa federale a Bonn.
Duhacek: Ci sono esempi che descrivono ancora meglio il potere del BND sui suoi partner croati. Il BND ha preteso nel 1993/1994 un repulisti nel servizio segreto croato.. Tutti quelli che provenivano dalla tradizione partigiana se ne dovevano andare. Inoltre, si deve sapere che l'intero progetto di Tudjman - il nuovo Stato croato con tutte le sue istituzioni - aveva inizialmente un carattere di compromesso. Il nazionalismo croato e l’ostilità contro la Jugoslavia erano i comuni denominatori; su questa piattaforma si sono incontrate forze che avevano combattuto l'una contro l’altra durante la Seconda Guerra Mondiale, e cioè i nazional-comunisti e i fascisti ustascia. Ora, il BND ha preteso che i primi se ne andassero. Perciò Josip Manolic fu indebolito nelle strutture dei servizi segreti, e Stipe Mesic lasciò con lui e con gli altri, frustrato, il partito di Tudjman HDZ e fondò un suo partito.
Elsaesser: Questo lo ha preteso il BND?
Duhacek: Tudjman ha perfino ammesso questo. Nel 1994 scrisse della
sua rottura con Manolic: “Quando si è arrivati ad una simile situazione con
il signor Manolic, allora devo anche aggiungere che – nel 1992, quando fummo
formalmente riconosciuti, ma ancora eravamo senza reali amici - vennero da me
dei rappresentanti di una delle potenze principali del mondo e dissero: ‘Signor
presidente, Lei è probabilmente cosciente che deve costruire una nuova
struttura di difesa e di sicurezza. Noi siamo pronti ad aiutarLa, però, per
favore, senza Jozo Manolic.’ ”
Elsaesser: Ma cosa doveva avere il BND contro Manolic? E’ stato proprio lui che nel 1990 ha consegnato ai tedeschi il servizio segreto croato.
Duhacek: Il BND diffidava delle persone che provenivano dalla
tradizione partigiana, le quali avevano combattuto contro i tedeschi per
quattro lunghi anni. Al BND quelle non apparivano affidabili, perlomeno non sul
lungo termine. Prenda il caso di Manolic: è decorato con la medaglia partigiana
di “Combattente della prima ora”. Oppure di Mesic: il quale ha veramente
ammesso che nel 1991 aveva contatti con il BND. A quei tempi era Presidente del
Presidium dello Stato jugoslavo...
Elsaesser: ...e il BND lo aiutò ad essere il più distruttivo possibile
in quella funzione.
Duhacek: Sicuro, però Mesic nella Seconda Guerra Mondiale ha perso 16
familiari uccisi dai fascisti. Egli non era affidabile, agli occhi dei tedeschi
Elsaesser: Però, dalla citazione di Tudjman non è chiaro chi ha
preteso la sostituzione di Manolic. Egli dice solo: “rappresentanti di una
delle potenze principali del mondo”. Forse potrebbero essere stati gli
americani che, dopo essere stati inizialmente contro il riconoscimento degli
Stati secessionisti, con l’inizio della presidenza di Clinton hanno cambiato
corso per ottenere una loro influenza a Zagabria, e per questo motivo hanno
voluto destituire il pro-tedesco Manolic?
Duhacek: No, gli americani non hanno avuto alcuna influenza. I tedeschi
erano assolutamente dominanti. E quando nel 1995 consiglieri militari americani
dirigevano l’offensiva croata per la conquista della Krajina (e la cacciata del
popolo serbo), lo facevano secondo la volontà dei tedeschi. Kohl e Genscher non
volevano sporcarsi le mani, un impegno militare tedesco allora non sarebbe
stato politicamente popolare. Ma i tedeschi hanno rifornito i secessionisti
croati di armi, innanzitutto dalle riserve dell’arsenale dei paesi ex
socialisti: la Polonia, la Cecoslovacchia, la DDR.
Elsaesser: Nel frattempo in Croazia il partito di Tudjman HDZ ha
perso voti, Mesic nel 2000 è diventato presidente. I tedeschi hanno perso la
loro influenza, dunque? Mesic, secondo quanto che descrive Lei, deve essere
stato abbastanza arrabbiato con il BND.
Duhacek: Si sono messi d'accordo. Mesic non può senza i tedeschi, e i tedeschi
non possono senza di lui, almeno per il momento è così. Tudjman è morto, il suo
braccio destro Gojko Susak, primo ministro della Difesa, anche. E che Mesic
adesso si impegni per far tornare in Croazia qualcuno dei 300mila serbi
espulsi, è ragionevole anche per la Germania, il principale partner economico:
territori come la Krajina e la Slavonia sono spopolati dal periodo della
pulizia etnica a causa dei nazionalisti croati, così un terzo del paese è
economicamente arido.
Elsaesser: In Croazia Lei è ricercato con mandato di cattura.
Perchè?
Duhacek: Perchè in parecchi libri ed articoli dei giornali ho rivelato come è stato realizzato il nuovo Stato croato. Specialmente mi rimproverano che io da croato di nascita abbia detto queste cose.
Elsaesser: Infatti, questo è insolito. Lei è un traditore della patria?
Duhacek: La mia patria è la Jugoslavia. Quando [nel 1941, ndT] i
nazisti hanno occupato la Jugoslavia, mi sono messo dalla parte dei partigiani.
Comunista sono diventato solo più tardi.
Quando i nazionalisti croati intorno a Tudjman con gli ex complici dei nazisti, gli ustascia, si sono accinti di nuovo alla distruzione della Jugoslavia, ho difeso il mio paese per la seconda volta. E quando la nuova Croazia si è apprestata a cacciare i serbi, mi sono messo a loro disposizione nel 1991 in Slavonia, come consigliere militare. In fondo, questa era la regione dove io da partigiano avevo combattuto.
Elsaesser: Milosevic La vuole invitare come testimone all’Aia. Ci andrà?
Duhacek: Quando la notizia alcune settimane fa è apparsa sui giornali, sono stato subito di nuovo minacciato di morte. Ma io non mi faccio intimorire, andrò lì quando sarò chiamato dal Tribunale.
Elsaesser: Nella fase di cui abbiamo parlato, Lei non era più in servizio
attivo. Da dove ha tratto le Sue informazioni riguardo a Genscher ed ai suoi
800 milioni di marchi tedeschi?
Duhacek: Un uomo dei servizi
segreti non è mai fuori servizio. Le mie fonti, come Lei capirà, non le posso
menzionare. Ma da croato conosco naturalmente molti croati, sin dentro ai
ministeri, anche oggi. Sia Krajacic, il padrino di Tudjman, sia Manolic, al
momento della fondazione del movimento secessionista li conoscevo
particolarmente bene. Con Manolic, prima della sua morte, ho avuto circa 200
conversazioni di parecchie ore. Come uomo dei servizi segreti egli era un
talento puro. Durante la Seconda Guerra Mondiale aveva lavorato sia per il
Komintern sia per la Gestapo. Già da allora cominciava a tramare a favore del
secessionismo.
Elsaesser: E perchè Le ha raccontato tutto questo?
Duhacek: Forse per ragioni sentimentali. Egli proviene da un
villaggio vicino al mio, ho accolto io nel 1941 sua sorella nel Partito
Comunista, con suo fratello frequentavo il Ginnasio e poi abbiamo combattuto da
partigiani insieme.
“Antun,
quando scriverai di me, non essere avaro nelle lodi”, mi disse sul letto di
morte, “poichè io sono stato un piccolo Dio e il mio unico desiderio era una
Croazia pulita”
Sul personaggio: Antun Duhacek (al centro nella foto)
nello Stato Maggiore dell’Armata Popolare Jugoslava, Belgrado 1945. Dal 1950
Duhacek ha lavorato per il servizio segreto jugoslavo UDBA e dal 1955 fino al
1968 ne è stato il Direttore. Dal 1969 fino al 1974 è stato deputato al
parlamento della repubblica di Croazia ed anche portavoce per le questioni
delle nazionalità. Dal 1991 fino al 1994, nella guerra civile in Croazia ed in
Bosnia, ha svolto funzioni da consigliere militare dei serbi. Dal 1998 vive in
Jugoslavia [La Repubblica Federale composta dalle sole Serbia e Montenegro,
istituita nel 1992. ndT].
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BERLINO E BRUXELLES LANCIANO L’ULTIMATUM PER LA “SPIA DI TITO”
di Stefano Giantin, da "Il Piccolo" del 7 agosto 2013
Il segnale più forte era giunto alla vigilia dell’ingresso nell’Ue. «Ho altri
impegni», aveva fatto sapere la Cancelliera Merkel al Gotha politico
croato, che la immaginava come ospite d’onore dei grandi festeggiamenti
per l’adesione di Zagabria. E ora, dopo quel gran rifiuto, la Croazia è pronta
a ricevere una nuova bastonata dal suo (ex) miglior amico in Europa, la
Germania. Ancora una volta tutto per colpa della “spia di Tito”, l’anziano
Josip Perkovic, già alto papavero dei servizi jugoslavi e,
secondo Berlino, responsabile dell’eliminazione del dissidente [SIC, in
realtà un ex manager dell’INA messosi al servizio della Germania] Stjepan
Djurekovic, fuggito in Germania nel 1982 con un carico di scottanti
segreti e fatto fuori dagli uomini di Perkovic, sulla cui testa pende
per questo un mandato di cattura della procura di Karlsruhe.
Ma la Croazia – solo pochi giorni prima dell’ingresso nell’Ue -, ha modificato
la legge sull’estradizione, limitandola ai soli croati ricercati per fatti
compiuti dopo il 2002. Djurekovic era stato ammazzato nel 1983. Perkovic
salvato in corner. Una mossa, quella croata, che da subito aveva
fatto inalberare Berlino. La “legge Perkovic” deve essere quanto prima
adeguata alle regole Ue, con l’estensione della possibilità di
estradizione per crimini pre-2002, anno dell’introduzione del mandato di
cattura europeo, la richiesta tedesca. Non ricevendo risposte da Zagabria, la
Germania ha così da qualche giorno investito della questione la
Commissione europea, ha rivelato il quotidiano Vecernji List. Commissione
che, con una lettera firmata dalla vicepresidente Viviane Reding, ha
avvertito Zagabria. «Entro il 23 agosto attendo di ricevere la vostra
promessa che la legge verrà cambiata» e di sapere quando ciò avverrà. Se
non sarà così, Bruxelles potrebbe punire la Croazia con
«misure appropriate». Prima «un congelamento» di parte dei fondi Ue. Poi,
se Zagabria farà ancora orecchie da mercante, via all’“opzione nucleare”
[SIC], la sospensione del diritto di voto nel consesso europeo.
Ma perché la Croazia è pronta a rischiare a tal punto per una vecchia spia?
«Perkovic è il simbolo di quella parte dei servizi pronta ad aiutare
Tudjman, che aveva bisogno di professionisti nella creazione dello Stato
croato», chiarisce Žarko Puhovski, fra i maggiori filosofi e analisti nazionali.
E «il figlio di Perkovic è uno dei consiglieri per la sicurezza del
presidente Josipovic», suggerisce poi Puhovski. Ma va anche detto che «il
sistema giudiziario tedesco non è così puro». Negli Anni Novanta
«ultranazionalisti croati, ex killer di agenti segreti jugoslavi, furono
lasciati tornare in Croazia dalla Germania, liberi», chiosa l’analista,
che prevede poi che difficilmente «la legge sarà cambiata» già ad agosto,
causa istituzioni in vacanza. L’autunno? Sicuramente caldo, nella Croazia preoccupata
da un futuro europeo incerto. E da storiche amicizie messe a rischio da uno
scomodo servitore di più padroni.
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SPAZIO SCHENGEN A RISCHIO PER LA CROAZIA
di Silvano Silvani, da “La Voce del Popolo” del 12 settembre 2013
“La Croazia deve modificare la legge sul mandato di cattura europeo, meglio
nota come Lex Perković, perché in caso contrario i rapporti tra
Zagabria e Bruxelles ne risentiranno ancora per lungo tempo”. Questo
l’ennesimo monito lanciato dalla vicepresidente della Commissione europea
e commissario alla Giustizia, Viviane Reding. Secondo la vicepresidente,
Zagabria ritoccando la legge due giorni prima del suo ingresso nell’Unione
europea ha non soltanto violato le regole, ma ha anche tradito la fiducia
accordatale dagli altri 27 Paesi membri.
Viviane Reding ha ribadito che la Commissione europea dispone di tutti gli
strumenti necessari per verificare se la Croazia adeguerà le sue leggi
agli standard comunitari. Se ciò non dovesse avvenire, ha avvertito la
vicepresidente, scatteranno la sanzioni previste dall’articolo 39 del Trattato
di adesione della Croazia all’Unione europea.
Una delle misure potrebbe essere rappresentata dal congelamento dei fondi
europei, in primo luogo nel settore della giustizia e degli affari
interni. Questo potrebbe portare, molto probabilmente, a un rallentamento
dell’entrata della Croazia nello spazio Schengen. In altre parole, a causa
della Lex Perković, i controlli di polizia ai valichi tra la Croazia
e gli altri Paesi dell’Unione potrebbero rimanere ancora a lungo, con
tutti i disagi che questo comporta, ad esempio per i flussi turistici.
Intanto il Capo dello Stato, Ivo Josipović, ha dichiarato che non
pensa assolutamente ad esonerare dall’incarico il suo consigliere per la
sicurezza, Saša Perković il quale, stando a quanto riportano alcuni
media, potrebbe trovarsi in conflitto d’interessi se dovesse venire avviata
l’inchiesta nei confronti di suo padre, Josip Perković. Al
termine dell’incontro con i cittadini a Dugo Selo, Josipović ha
quindi smentito una possibilità del genere, riportata ieri dal quotidiano “Novi
List”, che si richiama a fonti dei Banski dvori. Ha spiegato ai
giornalisti che Saša Perković non svolge nessun lavoro che possa
essere collegato con il caso in questione.
“Il caso, se e quando verrà aperto, sarà in mano alla giustizia. Ho già detto e
lo ribadisco che nessuno deve sobbarcarsi il peso degli eventuali peccati
dei propri genitori”, è stato categorico. “Lo ripeto, non esonererò il mio
consigliere per la sicurezza. D’altra parte, è molto strana questa
politica che viene condotta tramite fonti non meglio identificate che
costantemente, allo stesso giornale, dettano alcune cose”, ha ribadito
il Capo dello Stato.
Secondo Josipović, inoltre, “dipende dall’accordo con l’UE” quando
entreranno in vigore le modifiche alla Legge sul mandato di cattura
europeo. Rispondendo alla domanda se sia sufficiente quanto annunciato dal
premier Zoran Milanović (ovvero l’approvazione delle modifiche di legge
nelle prossime settimane e la loro entrata in vigore appena nel luglio
dell’anno prossimo), il Capo dello Stato, Ivo Josipović, ha ribadito
che bisogna accordarsi con Bruxelles e che non è necessario creare grandi
problemi. Di pari passo al braccio di ferro con Bruxelles, assistiamo quindi a
una continuazione del tiremmolla tra Banski dvori e Pantovčak, ossia
tra le massime cariche dello Stato. E dire che non siamo in un regime di
coabitazione, in quanto sia il premier sia il presidente provengono dallo
stesso partito...
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Leggi anche:
“Liti coniugali” tra Bruxelles e Zagabria
di Drago Hedl - 20 settembre 2013
<< ... Perković, dopo il crollo della Jugoslavia, aveva organizzato e guidato i servizi segreti del nuovo stato croato e riporta la dichiarazione del giornalista Željko Peratović che ha indagato sul lavoro dei servizi jugoslavi e croati, il quale afferma che Perković conosce molte cose su uomini importanti della Croazia, “quelli che si sono occupati dell’importazione di armi e si sono arricchiti, ed ora sono tycoon oppure hanno ancora una forte influenza politica”... >>
http://www.balcanicaucaso.org/aree/Croazia/Liti-coniugali-tra-Bruxelles-e-Zagabria-142120/